Ti racconto l’anno all’estero dalla mia esperienza diretta, come genitore e Orientatrice, per aiutare gli studenti e le famiglie a fare chiarezza e a pianificare, per tempo, il percorso che porta a partire.
Ho seguito e accompagnato mia figlia da quando, a inizio del 2021, mentre stava frequentando la seconda Liceo Classico, ha manifestato il suo desiderio di partire per un’esperienza all’estero, durante la quarta superiore.
E’ stata un anno negli Stati Uniti, frequentando una High School vicino a Los Angeles e ottenendo anche la graduation, al termine dell’esperienza (a cui ho partecipato in prima persona).
Oggi, in questa duplice veste di genitore che ha pianificato, organizzato e vissuto un’esperienza forte, intensa e non sempre facile, e di orientatrice, sono a fianco di ragazzi e famiglie che stanno pensando al semestre o all’anno all’estero.



PERCHE’ PARTIRE
Durante l’anno di mia figlia, in una tranquilla cittadina americana a circa quaranta minuti da Los Angeles, ho sentito i racconti più disparati:
– chi, dopo un mese è rientrato,
– chi, non ha completato la graduation ed è rientrato
– chi, ha cambiato, una, due, tre famiglie.
Perchè partire per l’anno all’estero, non è solo scegliere una bella presentazione in un catalogo: le destinazioni sono magnifiche, le presentazioni delle scuole, altrettanto.
E, nel nostro caso, il sistema di high school americano consente una personalizzazione del piano di studi, che ha pochi eguali in Europa.
SOFT SKILL
Decidere di partire, consente ai ragazzi di allenare e sviluppare soft skill che li accompagneranno per sempre, come:
– adattabilità: si dovranno adattare a un nuovo contesto, fatto di culture e regole diverse, che richiede
– indipendenza e organizzazione
– pensiero critico: fare scelte e prendere decisioni da soli,
e molto altro.
Si chiama shock culturale, ed è quella sensazione che accompagna i ragazzi nelle prime settimane.
Un esempio? In Italia siamo abituati a ritrovarci a cena, in famiglia.
Non è detto che sia così all’estero, i ragazzi potrebbero doversi preparare la cena in autonomia e, allo stesso modo, mangiare da soli. Non è segno di indifferenza da parte della famiglia ospitante, è segno di una cultura diversa, che va compresa, accettata e seguita.
LA VITA DURANTE L’ANNO ALL’ESTERO
E’ un pò come nei film? La mia risposta è, dipende.
La high school americana è organizzata davvero come nelle serie tv: gli studenti cambiano aula a ogni ora, ma questo significa cambiare spesso anche compagni (e non è sempre semplice instaurare vere relazioni di amicizia).
E’ coinvolgente? Sì, perchè vengono organizzati progetti e lavori di gruppo fuori dalle classiche ore di lezione.
C’è l’homecoming e la graduation finale? Sì, ed è davvero emozionante!
Frequentare l’anno all’estero significa anche superare difficoltà, riorganizzare le proprie risorse di studente e di ragazzo/a a 10.000 km di distanza, costruendo nuove relazioni da zero, che potranno accompagnarli per la vita: amicizie che restano nel tempo e si consolidano, anno dopo anno, famiglia ospitante che diventa un vero e proprio punto di riferimento, anche negli anni a seguire.



COMPETENZE LINGUISTICHE
Senza dubbio si torna con una fluency e un vocabolario quasi “native”.
Attenzione, però: se gli studenti vorranno sostenere una certificazione linguistica, il mio consiglio è comunque quello di prepararsi alla struttura del test, perchè non è sufficiente avere vissuto, anche per un anno all’estero.
STUDIARE ALL’ESTERO
E se a seguito di questa esperienza sceglierai di studiare all’estero, il tuo curriculum sarà arricchito di un percorso internazionale in grado di raccontare il tuo interesse per contesti internazionali e la tua capacità di adattarti e vivere nuove situazioni.
Durante l’anno o il semestre, potrebbero proporti la frequenza di corsi AP (Advanced Placement).
Cosa sono? Ha senso frequentarli? Come sceglierli in base al tuo progetto futuro?
Come scegliere se questa esperienza fa per te?
Anche in questo caso, l’orientamento aiuta studenti e famiglie a valutare il percorso, gli interessi dello studente e a definire l’esperienza più adatta e in linea con gli obiettivi e il profilo dello studente.
Cosa considerare anche nella scelta?
– il rientro,
– il recupero delle materie,
– gli accordi con la scuola italiana,
– il percorso futuro dello studente.
E se non mi sento di fare un anno all’estero?
Ci sono diverse proposte, come, ad esempio:
– un semestre
– un trimestre
– una vacanza studio, come prima esperienza all’estero,
– un periodo più lungo all’estero, durante il periodo estivo.





